ZANZARE: FASI DELLO SVILUPPO

Le zanzare femmine possono deporre le uova direttamente sulla supercie dell’acqua o in luoghi che verranno sommersi solo dopo un certo periodo di tempo. Indipendentemente dal sito di deposizione, la schiusa dell’uovo e lo sviluppo della larva di zanzara potrà avvenire solo in presenza di acqua allo stato liquido (non saturazione di umidità).
Le varie specie di zanzara si sono adattate in modo da consentire alle proprie larve lo sviluppo in differenti tipologie di acque: dolci, salmastre, limpide, torbide, inquinate o meno; non si trovano larve di zanzara solamente in acque in movimento o che ospitino pesci insettivori, predando quindi le stesse.

La velocità di sviluppo delle larve di zanzara, ovvero la durata del periodo che intercorre tra la schiusa dell’uovo e la comparsa della forma alata adulta, è strettamente legata alla temperatura dell’acqua in cui le larve si stanno sviluppando: all’aumentare della temperatura delle acque infestate, diminuisce la durata della fase larvale accelerando di conseguenza la comparsa di nuove zanzare alate. Ciò spiega il motivo per cui le zanzare divengono più numerose in zone dove sono molto frequenti od estese le acque stagnanti che consentono un buon sviluppo larval
e e perché la presenza delle zanzare adulte aumenta con il progredire della temperatura.

INTERVENTI CONTRO GLI STADI LARVALI: LARVICIDA

La moderna lotta alla zanzara si basa sempre più sulla corretta esecuzione di specifici interventi contro gli stadi larvali.

La lotta antilarvale consente infatti di eliminare in breve tempo un grande numero di potenziali zanzare adulte, agendo in aree limitate ed impiegando quantità modeste di specifici insetticidi antilarvali. Si tratta pertanto di una forma di lotta caratterizzata da un impatto ambientale minore rispetto a quello che accompagna la lotta contro le zanzare adulte.

Per eseguire una corretta disinfestazione antilarvale è necessario esaminare con attenzione l’area oggetto dell’intervento, registrando la presenza di tutti i siti di ristagno dell’acqua, ovvero i potenziali focolai di sviluppo larvale: in questi luoghi l’esecuzione di specifici campionamenti farà capire quando iniziare gli interventi antilarvali, con che cadenza ripeterli e quali sono i livelli di controllo ottenibili. Gli insetticidi antilarvali sono caratterizzati da tossicità, persistenza d’azione e impatto su organismi non bersaglio (pesci, anfibi, crostacei, altri insetti, alghe, …) variabili in funzione del principio attivo contenuto e del tipo di formulazione. La minor persistenza d’azione (circa 36 ore) è posseduta dai formulati microbiologici a base di Bacillus thuringiensis var. israelensis, per contro con il ricorso al temephos (estere fosforico ampiamente utilizzato a livello mondiale per questo tipo di interventi) è possibile ottenere persistenze dell’ordine di 7- 10 giorni.
Infine persistenze dell’azione insetticida antilarvale più lunghe sono ottenibile con gli insetticidi che appartengono al gruppo degli I.G.R., tra questi il più persistente è il pyriproxyfen che consente una persistenza d’azione di oltre 30 giorni. Le formulazioni più diffuse sono rappresentate da liquidi concentrati da diluirsi in acqua prima di essere distribuiti sui focolai di sviluppo larvale, granuli e compresse a lenta cessione.

INTERVENTI CONTRO GLI STADI ADULTI: ADULTICIDA

La lotta contro le forme adulte delle zanzare si rivela necessaria quando non è stato possibile eseguire con sufficiente tempestività la lotta antilarvale. In determinate zone (ad es. aree turistiche costiere) i focolai di sviluppo larvali delle zanzare sono talmente estesi che può risultare assai difficile procedere ad una lotta antilarvale a tappeto. In queste situazioni per tutelare la qualità della vita in aree residenziali, centri sportivi, insediamenti turistici od altro è necessario fare ricorso alla disinfestazione adulticida.
La cadenza di intervento, le modalità e le fasce orarie devono essere definite dopo aver valutato qual è la specie di zanzara in grado di arrecare il maggior disagio alla popolazione. Ad esempio nei confronti della zanzara comune (Culex pipiens) è opportuno intervenire alle prime ore della serata o alle prime luci dell’alba; nei confronti della zanzara tigre (Aedes albopictus) si può intervenire con successo nel tardo pomeriggio mentre il crepuscolo rappresenta un momento idoneo per il controllo di specie quali Ochlerotatus caspius (un tempo nota come Aedes caspius).
In Italia è stato abbandonato o fortemente ridotto l’impiego dei termonebbiogeni nelle aree esterne e non essendo previsto in esterni l’impiego delle attrezzature ad ultra basso volume (ULV), si impiegano turbo atomizzatori o nebulizzatori a motore di potenza variabile. In ogni caso si utilizza un liquido vettore (l’acqua) per disperdere nell’ambiente minute goccioline composte da acqua ed un formulato insetticida: il contatto tra zanzara adulta e insetticida potrà avvenire per contatto diretto tra gocciolina e insetto in volo o, quando la zanzara si posa, per contatto tra la superficie ove è si è depositato l’ insetticida e le zampe dell’insetto.
Negli interventi in aree esterne è importante dirigere il getto dell’insetticida verso i luoghi che offrono alle zanzare adulte ripari freschi ed ombreggiati (siepi, cespugli, arbusti, …). Per contro non è utile trattare la chioma di alberi ad altezze superiori i 3-4 metri, dal momento che si tratta di una fascia spesso ventosa, esposta al sole, poco umida e pertanto non favorevole alla lunga sosta degli insetti. Per gli interventi di disinfestazione in aree confinate si utilizzano piccoli nebulizzatori elettrici o bombole pressurizzate.
I formulati insetticidi indicati per la lotta alle zanzare si possono suddividere tra insetticidi ad azione molto rapida, ma solitamente poco o non persistenti, destinati ad un rapido abbattimento delle zanzare presenti al momento dell’intervento, ed insetticidi ad azione residuale in grado di uccidere le zanzare per alcuni giorni dopo l’intervento o, in alcuni casi, capaci anche di un effetto repellente; esistono inoltre formulati che associano due principi attivi ad esempio un piretroide fotolabile (tetrametrina, esbiotrina, …) ed uno fotostabile (cipermetrina, deltametrina, ….)rendendo cosi possibile ottenere mediante un unico intervento un duplice effetto abbattente e residuale.
La lotta adulticida quando è indirizzata alla difesa di un vasto comprensorio, dovrebbe essere guidata da rilievi e campionamenti per individuare i momenti di maggior presenza delle zanzare adulte, le specie coinvolte e il livello di disagio subito dalla popolazione. Ciò permette di ottenere una maggiore efficacia e condurre una lotta mirata secondo il concetto della lotta integrata (i.p.m.: integrated pest management).